cercando la verità

Prefazione

Questo documento non è un documento di sintesi ma in itinere, un cerchio che racchiude diversi documenti e che si autoalimenta. Nasce dalla mia naturale inclinazione a cercare la verità.

L'obiettivo nella mia vita è trovare un sapere che sgorga dalla sola essenza umana e dalla logica. Questo è l'unico sapere di cui possiamo e dobbiamo aver fede. Ogni altra fede in un sapere esterno all'uomo vive nel dubbio. Spero con questo sito di dare uno spunto alle persone che, come me, che si chiedono: "cos'è la verita?", "cosa c'era prima dell'universo?", ...

Leggendo le seguenti righe si capirà che, in generale, l’umanità ha capito poco della verità ma è proprio dal non capire che si può ripartire. Non sono un filosofo, non voglio farmi pubblicità, voglio solo scrivere quei pochi pensieri che la vita mi chiede di condividere con qualcuno. Questo sito è solo l'inizio, è una prova.

Dedico questi pensieri ai miei due figli al fine di lasciare loro un messaggio di me quando non sarò più con loro fra cent'anni o giù di lì.

L'essere e il nulla

Possiamo pensare come è nata la terra e l'universo intero. Ma prima: cosa c'era prima? Chi è l'artefice di tutto questo. E cosa c'era prima dell'artefice. Il nulla? No: il nulla semplicemente non esiste. Ciò che esiste è solo  l'essere. E l'essere, semplicemente, non può essere nato perché altrimenti prima sarebbe stato nulla. E non può nemmeno morire perché diventerebbe ancora nulla. Ciò che vediamo e tutto l'essere intero esiste da sempre cioè è eterno.

Dire che l'universo sia nato è psicologicamente più semplice che dire che non sia mai nato e quindi che è da sempre esistito. Sia la materia. Ci chiediamo: come ha fatto a nascere la materia? Non poteva rimanere il nulla e tutte queste cose non esistere? A noi sembrerebbe più plausibile che nulla fosse accaduto invece che ci fosse qualcosa.

Il divenire

Il concetto del divenire si colloca tra due estremi: la nascita e la morte. Ma si è detto che tali estremi non esistono e quindi anche il divenire non esiste. Il divenire è un modello che ci siamo fatti ma è difficile da pensare e potremmo trovare in esso molte contraddizioni.

Se pensassimo il tempo come qualcosa di discreto potremmo pensare questa entità discreta come divisibile ma allora solo la successione degli istanti è discreta e non il tempo.

Se pensassimo il tempo come qualcosa di continuo e di infinitamente divisibile, proviamo allora a bloccare il tempo: che istante vedremmo? Dove abbiamo tagliato il nostro tempo? Un po' prima? Un po' dopo? È un po' come volere una lunghezza pari a pi-greco che è un numero reale di infinite cifre. Quindi se riuscissimo a bloccare il tempo non vedremo proprio un bel niente. Ciò ci suggerisce che il tempo e intimamente legato con ciò che è visibile cioè con lo spazio.

Secondo l'opinione comune, il divenire è il nascere e il tornare nel nulla delle cose. Ma, primo: non riusciamo bene a identificare né l'istante di nascita né quello di morte; secondo: le cose non possono nascere dal nulla né ritornarvi perché… il nulla non esiste. Ciò che diviene è da sempre insito nell'essere.

Quindi dobbiamo vivere come se il tempo non esistesse. Se vogliamo essere coerenti con questa filosofia, dobbiamo provare a vivere come se il tempo non esistesse, come se non ci fosse un prima o dopo, come se fosse solo una nostra illusione.

Il tempo non esiste: l’eterno presente

Il tempo è una nostra illusione mentale, forse fa parte di quei meccanismi genetici che hanno regolato l’evoluzione della specie. Il divenire non esiste e quindi neanche il tempo. Il passato sembra esistere solo nella nostra mente, così come il futuro. Anche se ritrovassi un fossile che mi parla del passato, oggi vedo solo quel fossile. Ciò che è stato posso solo immaginarlo. Quindi è il presente ciò che conta, che sembra sfuggevole, che sembra svanire in continuazione, che sembra non esistere perché non ha una durata. O forse, semplicemente, viviamo in un eterno divenire.

Il big-bang e la grande illusione

Ciononostante una nostra indagine nel passato primordiale ci lascia sempre basiti come se non avessimo gli strumenti giusti per poter capire. L’effetto delle cose è generato da una causa, arriviamo al big-bang. Cosa c’era prima? Posso pensare che prima del big-bang ci fosse un altro universo che è collassato su se stesso (big-crunch). Ma per quante volte? Le domanda non ha una risposta semplice perché, se il nulla non esiste e se niente nasce dal nulla, l’universo non sarebbe mai nato ma da sempre esistito.

A rigor di logica: l’eternità del divenire

L’unica risposta che mi viene in mente è questa: l’universo non solo è da sempre esistito, ma anche il suo divenire è da sempre esistito, e tutto non tanto ritornerà ma attualmente esiste.

Potrei pormi la domanda del perché siamo nati, così come del perché la costante di gravità o la velocità della luce sono proprio queste, del perché l’universo è proprio questo? Ma sono domande che non hanno senso, le cose esistono così, bisogna accettarle, non possono essere diversamente. Questa è la migliore risposta che riesco ad oggi a dare.

Ed è l’unica risposta che si può dare, tutte le altre risposte sono follia. La nostra vita e noi facciamo parte di questo universo e ne dobbiamo essere grati. La nostra vita è già segnata e non ci rimane che viverla, è eterna così, per i giorni che ci sono stati assegnati. È ingiusta? Non possiamo farci niente. Se oggi perdessi una gamba, se oggi morissi e lasciassi la moglie e due figli, sarebbe ingiusto. Ma posso farci qualcosa? Devo trovare una consolazione nella fatalità, nel caso, nella sfortuna? Oppure accettare i giorni e le sfortune che mi sono state assegnate? Come un gesto istintivo, che non comando io e che la natura mia ha donato, di evitare un colpo, alla luce della verità posso comunque adoperarmi per limitare le mie sventure, la conoscenza della verità guiderà le mie scelte e io mi lascerò guidare. Mi pongo una domanda: cosa sarebbe del mondo, di tutti noi se avessimo la consapevolezza dell’eternità del divenire? Quanti meno omicidi, soprusi, guerre; quanto più aiuto, collaborazione, vita. Personalmente pensare talvolta all’eternità del divenire mi fa stare bene ma sento come la mia vita sia distante da questa verità e vivo come se l’eterno non esistesse.

La volontà

Alcune pensatori dicono che sia la volontà a rovinare l’uomo e a fare in modo che l’uomo non riesca a pensare alla verità. Infatti la volontà, che fa parte dell’esistenza, vuole far credere che le cose possano nascere dal nulla e nel nulla ritornarvi e quindi allontana l’uomo dalla verità assoluta. Quindi l’uomo non potrebbe mai vivere nella verità. Ma se la mia volontà fosse la volontà dell’essere allora io potrei vivere nella verità.

La volontà ci rende infelice perché ci allontana dall’essere però se la mia volontà fosse la stessa dell‘essere potrei vivere nella verità dell’essere e quindi nella sua felicità. Ciò che invece fa male ed è contrario all’essere è il non accettare le cose così come sono, è nel rifiutare la volontà dell’essere. Noi dobbiamo volere ciò che l’essere vuole per noi, dobbiamo vivere in una continua fase di discernimento della nostra condizione. Dobbiamo accettare la nostra vita. Questa è la prima ricetta della felicità.

Sulla paura

La paura ostacola il lavoro se il lavoro è un obiettivo. Se il discernimento ci dice che il lavoro è la nostra missione, esso va perseguito con tutte le forze, con tutta la volontà. Questo vale per il lavoro come per ogni altro aspetto della vita. La nostra volontà è la nostra missione, e la nostra missione è l’accettazione di ciò che l’essere vuole da noi.

Cosa peggio della paura ostacola la nostra missione il nostro essere nel mondo? Diciamo: “non ho tempo”, “non ce la faccio” ma queste paure ostacolano solo ciò che stiamo facendo. Non dobbiamo avere paura ma perseverare a testa bassa in ciò che l’essere ora ci chiede.

Se l’essere ci ha messo qui dobbiamo solo mettere noi stessi a sua disposizione. Se l’essere ci vuole in questa paura, in questo lavoro dobbiamo solo mettere in moto le nostre capacità.

Un piccolo conforto

Le fondamenta di questo documento sono del 2003. Recentemente ho letto alcuni libri di autori che percorrono la mia stessa strada. Severino, Educare al pensiero; Rovelli, Sette lezioni di fisica; La freccia del tempo; La realtà non è come ci appare; Tolle, Il potere di adesso. Non nego che il tutto sia partito dal libro delle superiori di filosofia di Severino. In particolare il fisico Rovelli parla di come la fisica forse può fare a meno del tempo. Il limite della fisica è che studia l’osservabile e non riesce ad andare oltre il big-bang. Nemmeno io ci riesco. L’”eterno divenire” è solo la risposta migliore che riesco a dare.

Il caso e la conoscenza del futuro

Lancio un dado ed esce quattro; noi non possiamo sapere se questo è un evento casuale perché, se è vero che da un lato non potremmo prevedere l'evento, dall’altro lato l’evento è risultato ben determinato. L’esito non ci dice niente sul processo, cioè su come si sia realizzato il quattro.

Comunemente si crede che ciò che succede per caso nasca dal nulla. Il caso quindi deciderebbe l’evento. Ma se il caso potesse decidere direbbe in modo univoco che l’evento è e quindi tale evento non sarebbe più casuale. Ancora: comunemente si dice: è uscito quattro ma sarebbe potuto uscire anche cinque. Tuttavia questa è un'opinione. Ciò che non avviene rimane nel nulla e non esiste. La verità è che attribuiamo al caso solo ciò di cui non possiamo conoscere l'esito.

Quindi c'è una nuova visione del tutto. Se noi pensassimo che gli eventi si susseguano in modo casuale allora tutto il procedere della vita sarebbe casuale. Se noi leghiamo al lancio del dado la nascita di un bambino allora potremmo dire che è proprio un caso che oggi ci incontriamo. Ma tutto è da sempre nell'essere e nemmeno lo spermatozoo che feconderà l'ovulo è un evento casuale.

Nel Settecento si riteneva che niente era casuale ma tutto causale secondo il modello meccanicistico che è alla base della nostra visione della scienza e di tutta la meccanica classica. Tuttavia il sapere scientifico si basa su ipotesi e, sebben sia la più forte forma di conoscenza che abbiamo, non è detto che sia l'unica. Anzi, già di fronte alla divisibilità del tempo trova i suoi limiti. Ci rimane ancora sconosciuto il come gli eventi si susseguano. Dovremmo quindi aspettare una nuova scienza che riparta dalla logica.

Il futuro, sebben da sempre insito nell'essere, rimane inconoscibile. Infatti se conoscessimo il nostro futuro ecco che già ci predisporremo per cambiarlo e quindi ritorna sconosciuto. Se noi trovassimo la strategia del giusto investimento in borsa, ecco che tutti seguirebbero tale strategia e proprio per questo la strategia non sarebbe più valida e la nuova strategia rimarrebbe incognita. Tuttavia guardando a posteriori vedremmo un filo logico e diremmo che è stato giusto che fosse così.

La scelta e la libert�

Quindi ogni nostra scelta esiste da sempre. Nell'opinione comune la libertà delle persone è soprattutto libertà di scelta, e quando noi scegliamo siamo liberi. Ma se pensiamo che noi non potevamo scegliere diversamente, che da sempre abbiamo fatto questa scelta allora la libertà� dell'uomo assume un nuovo significato.

Dobbiamo vedere la scelta come una conseguenza di molti fattori: d'altronde è un dato di fatto che quando facciamo una scelta mettiamo sul tavolo, più o meno coscientemente, molti pro e contro, tutti i nostri sentimenti, tutto il nostro essere, tutta la nostra esperienza, etc.

Comunque non dobbiamo perdere la sensazione di essere liberi. È sbagliato dire: “non scelgo perché l'essere ha già scelto per me. Infatti anche la non scelta è una scelta: scelgo di non scegliere. La scelta necessita della sensazione di libertà anche se poi alla fine, ricostruendo la trama, vediamo cosa ci ha portato a fare quella scelta. La libertà non è qualcosa di assoluto, di esterno ma è una nostra sensazione che fa parte dell'essenza dell'uomo e che quindi va coltivata.

Il dolore, la speranza e la fede

Qualsiasi cosa vedo, sento in essa una parte della mia essenza e dell'essenza dell'essere. Con quest'albero pieno di fiori ho molte cose in comune e ciò che non è comune nasce comunque da una stessa essenza. E tutto è nell'essere e tutto è così intimamente unito, e tutto è così uno.

Come posso non essere in armonia con il mio corpo e con il mondo se sono ad esso così intimamente legato? Se questo mio naso non fosse così gobbo o questa cicatrice non solcasse il mio viso, io non sarei ciò che ora sono. È semplice. Se questa casa e questa famiglia e questi amici non fossero qui o fossero altrove io non sarei ciò che sono. E proprio perché io non sono diverso da ciò che sono, che devo portare avanti questo mio ruolo.

Potremmo dire: il mondo è terribilmente ingiusto con qualcuno; questa realtà ci grava terribilmente sulle spalle, è la nostra croce. È per questo che sogniamo nuovi mondi… di vendetta, dove noi, pur rimanendo noi, siamo tuttavia diversi da come siamo ora. Ma questa è una contraddizione che la nostra mente vorrebbe ma non può accettare.

L'essere è ed è tutto. Ciò che noi facciamo è semplicemente… eterno. Ciò che facciamo era necessario che fosse fatto, non esce dal nulla. È, in qualche modo, da sempre insito nell'essere.

La sorpresa

Avevo detto che per noi sarebbe stato più logico che nulla ci fosse stato piuttosto che ci fosse stato qualcosa. E quindi sembrerebbe più logico che nulla ci sia piuttosto che ci sia qualcosa. Sembrerebbe che il nostro essere nel mondo sia una fortuita combinazione e che sia più logico non esserci. Tuttavia perdiamo d'occhio con quale facilità siamo venuti a questo mondo e con quale facilità ogni essere viene nel mondo. Le cose vengono al mondo come una sorpresa.

Il sole sorge, illumina il giorno, tramonta e sparisce dal nostro orizzonte. Cosa ci dice il nostro orizzonte di dove è andato il sole? Niente. Le persone nascono e muoiono. Cosa ci dice la vita, questo mondo, queste cose che ci circondano del dopo morte? Niente. Quindi perché siamo tanto convinti che dopo la vita non ci sia più niente?

Ancora: cosa ci dice il nostro orizzonte su ciò che c'è oltre? Niente. E cos'è, quindi, che ci dice il nostro orizzonte. Che le cose sono. Cos'è che ci dice la vita? Che le cose sono, che sono arrivate come una sorpresa. La vita ci insegna questa sorpresa. E cosa ci dice la vita del dopo morte? Niente. Vogliamo ascoltare la voce o il nulla?

Quindi noi uomini della vita e dell'essere, di ciò che è e che non conoscono il nulla, non possiamo dire, per la nostra stessa essenza, che diventiamo nulla, che dopo la nostra vita non c'è più niente. Non possiamo dirlo perché non lo sappiamo e la nostra unica esperienza ci dice che le cose semplicemente sono. Non è errato assumere questa affermazione come verità: non è una verità che proviene totalmente dalla logica; è più una verità che scaturisce dalla stessa essenza dell'uomo; se l'uomo la rifiutasse negherebbe se stesso. È la fede che l'uomo ha in se stesso.

Quindi: la vita viene al mondo facilmente e come una sorpresa. Oggi non c'è, domani c'è.

Mi piace pensare che, allo stesso modo in cui siamo venuti nel mondo e ci siamo ritrovati in questa situazione così variegata, l'essere ha in serbo qualche altra "diavoleria". Noi siamo preoccupati di perdere la nostra vita senza pensare con quale facilità e semplicità ci è stata data. Non dico che ritorneremo uguali ad ora, anzi, ciò è impossibile perché già domani non saremo come adesso. Dico solo che… dobbiamo avere fiducia, fede in quest'essere perché, per noi uomini che conosciamo solo questo orizzonte, è più logico pensare che l'essere abbia in serbo qualcos'altro piuttosto che non abbia più in serbo niente. Vogliamo credere che ci saranno altre sorprese o che non ci sarà più nessuna sorpresa?

La felicità

Oggi sono arrabbiato. Il passato mi tormenta. Ho paura del futuro, e questo mi tormenta. Vivo male il presente. Ma se per un attimo non penso più al passato e nemmeno al futuro, scopro di non stare male. Ciò che mi tormenta è una mia costruzione mentale, che vive nel presente. Solo verso il presente dobbiamo concentrare la nostra attenzione, e la vita cambierà.

Se noi mettiamo una mano sul fuoco ci scottiamo. Questa informazione non è nel nostro dna, come il sorriso, il linguaggio, la postura eretta. Il ricordo dell’esperienza passata di aver toccato qualcosa di bollente è una presenza attuale nella nostra mente. Il ricordo del passato a noi serve per sopravvivere. Ricordare il dolore o vivere in una arrabbiatura ha la sola funzione di maturare quei meccanismi per evitare che il problema si riproponga. Ma noi siamo oltre questa dimensione, possiamo sperimentarla e possiamo mantenere un atteggiamento di distacco senza che trascini nella propria spirale.

Da qui ripartiamo, e ci sintonizziamo sul presente, lo osserviamo, cerchiamo di capire la necessità di tutte le cose, sentire come tutto è collegato. Guardare un albero e capire che se non ci fosse l’essere non ci sarebbe l’albero, se non ci fosse l’albero non ci sarebbe l’essere. Prestiamo la nostra attenzione solo al presente.

Guidavo l’auto, pensavo al passato e al futuro, non mi sono accorto di un pedone. Le conseguenze pensatele voi.

Guidavo l’auto, ho avuto una giornata pesante, ma non pensavo al passato e futuro, ero concentrato solo sulla guida. Ho visto un pedone, comprendo la sua necessità di essere lì. Sono di buon umore, non ho nulla che mi distrae. So che il buon umore è contagioso.

Dovevo andare a scuola, ero nervoso per come mi avevano trattato gli studenti il giorno prima, tremavo (forse era anche un po’ freddo), dovevo affrontare la trincea, mi sono rovinato la mattinata. Per strada mi dicevo di pensare solo al presente ma non volevo, desideravo solo annullarmi in questo dolore. Arrivo a scuola e… non avevo lezione.

Ma tutto è necessario: attraversare il muro di dolore, superare la paura, perdere tutto, annullare se stessi per poi ritrovarsi, più forti di prima. La felicità passa per l’infelicità e la sofferenza. Ma allora qual è la convenienza? Il problema è che non stiamo parlando di felicità coma la pensa il senso comune. Non stiamo parlando di ricchezza, di allegria, … Stiamo parlando di una persona che esce da un incendio e che da allora vi può ritornare senza bruciarsi. Stiamo parlando di una persona che ha vinto la paura ma che si scontra ogni giorno con essa.

Sentivo oggi il mondo svolgersi attorno a me, la necessità di tutte le cose. Ogni cosa che mi circondava aveva un senso, ogni goccia di pioggia aveva un senso.

Il mio lavoro mi annoia ma sono convinto che dopo future riflessioni troverò (o ritroverò?) le mie vere passioni. Dovrò attraversare un altro incendio…

Il posto della verità e conclusioni (scritto di getto...)

Per secoli l'uomo ha cercato la verità oltre la vita, nelle spiagge oscure della sua conoscenza. Sembrava che la verità stesse nell'inconoscibile. Ma l'inconoscibile è un mondo ignoto per l'uomo, perché sta fuori dal suo orizzonte e dalla sua essenza. L'atteggiamento di tale uomo è come di colui che vuole vedere con gli occhi dove è andato il sole dopo il suo tramonto. Ma gli occhi non bastano e ci vorranno secoli prima che capisca che è tutta una burla, che in realtà il sole è sempre lì fermo. Ora pensa e vede più chiaro.

Il pensiero e l'esperienza: è questo l'universo dell'uomo, è questa la sua essenza. E in questo universo vede la vita e solo questa. Dov'è la verità: esattamente in questo universo, proprio di fronte ai nostri occhi. Il problema è che ancora non si capisce molto di ciò che si legge.

Ciò che dico non è comunque nuovo. Simili discorsi li facevano già più di duemila anni fa e non nego di avere avuto una notevole dose di fiducia da alcuni grandi pensatori contemporanei. Ciò che scrivo non ha nessun significato per chi queste parole non gli muovono un po' il cuore ma ha sicuramente significato per me ed è per questo che scrivo.

Ecco la banale domanda: perché non c’è stato nulla piuttosto del tutto. Perché le cose esistono? Allora ci si apre un mondo, il mondo sconosciuto del “non abbiamo capito niente”. Se non riusciamo a rispondere a questa domanda, la verità ci rimane distante. E se la nostra mente arrivasse fino a lì e non ci permettesse di vedere oltre? E se non avessimo capito niente tutto sarebbe possibile: potrebbero esistere forze della natura e pensieri a noi sconosciuti o addirittura cose che non potremmo mai comprendere anche se ce le rivelassero.

Ma la domanda ha un epilogo: quando noi pensiamo al niente, lo rendiamo essere. Per cui non possiamo pensare al niente, noi siamo destinati a vivere nell’essere, nell’eternità. E’ la domanda che è sbagliata. E’ che l’essere non lo capiamo fino in fondo perché da un lato non riusciamo a scrollarci di dosso per la nostra natura il pensiero del niente, dall’altro forse per come siamo fatti, geneticamente parlando, non riusciamo a comprenderlo.

Con queste premesse, le nostre conoscenze sono i discussione, e i grandi profeti possono aver capito cose che noi non capiamo (forse avevano una mutazione genetica, forse erano un po’ diversi da noi). E quindi perché non credergli, perché non aprire le orecchie a queste forze superiori che molto probabilmente esistono oltre la nostra capacità di conoscenza.

Quando dico che proprio perché siamo qui come una sorpresa può essere che ci sia un’altra sorpresa, non avevo capito la potenza di questa affermazione. Proprio perché non capisco posso spingermi oltre. C’è il male lo so: fa parte dell’essere e ancor peggio è eterno, ma queste sono le cose che ci renderanno liberi: l’accettazione dell’essere, l’eternità di tutto. La mia missione è questa.